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Politica

BERSANI: Ho votato si al jobs act solo per disciplina

BERSANI: Ho votato si al jobs act  solo per disciplina
novembre 26
17:23 2014

Ha votato sì per “disciplina di partito, ma anche per dire no alla scissione”. Questa la posizione di Pierluigi Bersani in occasione del voto su Jobs Act che ha spaccato il Pd.

Intanto dopo il voto sul Jobs Acr crescono le tensioni all’interno del Pd.

Il messaggio di quel voto – spiega Bersani intervistato da Repubblica – o meglio di quel non voto per me è chiarissimo. Significa ‘restate lì. Noi elettori del Pd ci siamo come autosospesi ma non vogliamo andare da nessun’altra parte. Non a caso le forze della sinistra alternativa prendono poco o niente, percentuali dello zero virgola. Le cose cambiatele dentro al Partito democratico, è il senso di quella delusione profondissima e che nessuno dovrebbe sottovalutare. Per questo è ancora più grave che Renzi faccia finta di niente”.

Forse se il premier aprisse oggi una riflessione sull’astensione e sui voti persi rischierebbe di dare fiato ai tanti dissidenti dentro al Pd e nelle piazze. “Può darsi che sia questo il punto. Renzi non riconosce un problema, ha paura che se offre un dito poi qualcuno si prendetutto il braccio. Ma negare l’evidenza, non abbassarsi alla discussione può essere un pericolo ancora maggiore per lui. Può fare un volo dall’ottavo piano e il botto sarà ancora più grande. Il dato dell’astensione è agghiacciante e Renzi non dovrebbe temere nulla da un’analisi seria della situazione. Perché io penso che il messaggio di quegli elettori non sia ‘uscite dal Pd’, bensì risolvete tutti insieme”.

Da qui il senso del voto a favore del provvedimento che riforma il mercato del lavoro, “per non negare i passi avanti compiuti” anche se molto resta da fare e da cambiare anche perché “con il Jobs Act non si va al cuore del problema che è la produttività del lavoro. Ci sarà un recupero su quel terreno? Non credo. Ci avvitiamo sull’articolo 18, che aveva bisogno al limite di qualche ritocco, ma non era certo il cuore di una questione drammatica. Io la penso così. E non mi chiamassero conservatore sennò è la volta che mi incazzo”.

Cos’ è successo in Emilia?“Un sacco di cittadini, di elettori anche nostri, ha una sensazione di estraneità, la voglia di chiamarsi fuori, un elemento di rifiuto. Non sono andati da altre parti ma hanno detto no e io credo di capire perché. Lo ha scritto bene Michele Serra su Repubblica. Il centrosinistra in quella regione ha sempre avuto il compito di dare un senso alle cose che si fanno e se si perde il senso, cioè un messaggio di coesione a partire da un tema di equità, perché questo è il senso fondamentale della sinistra, non si interpreta quella gente “.

Cosa bisognava fare di diverso? “È stato tutto sbagliato fin dall’inizio. Ma spero che si possa dire ancora cosa bisogna fare, perché c’è tempo per correggere. La vera sfida al mondo del lavoro, sindacati compresi, doveva venire dal lato della produttività e quindi da una flessibilità dell’organizzazione aziendale, da una sfida sul tema decentramento e partecipazione. Avere invece affrontato cose minori come l’articolo 18 o altro, o avere creato un ulteriore canale che differenza la situazione dei lavoratori sullo stesso banco di lavoro è un approccio negativo”.

 

FONTE: Ilvelino.it