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GERMANIA PRONTA A LASCIARE L’EUROZONA

GERMANIA PRONTA A LASCIARE L’EUROZONA
novembre 26
18:09 2014

Dottorato alla London School of Economics, una carriera di spicco nel settore finanziario e bancario mondiale, poi la nomina a “Special Assistant” in materia economica del presidente americano George W. Bush. Philippa “Pippa” Malmgren, co-fondatrice della Principalis Asset Management, è una persona abituata ad ascoltare ciò che si sussurra nei corridoi del potere che conta. E ciò che sente e rivela, sull’euro e la Germania, di certo fa più che pensare.

Una domanda introduttiva: pensa che l’idea di arrivare a un’unione fiscale in Europa indichi una soluzione concreta o sia solo un “pourparler”?
Fondamentalmente, i Paesi Ue concorderanno sull’unione fiscale, ma non saranno in grado di soddisfarne le condizioni, di fare ciò che sarà richiesto. Anche se i leader promettono di muoversi in questo senso, la gente non li seguirà. Perché le sofferenze saranno così pesanti che gli italiani e gli spagnoli o i belgi non potranno sopportarle. Inoltre, non so se i cittadini capiscono cosa si chiede loro: non è solo raggiungere il pareggio di bilancio in brevissimo tempo, ma anche delegare potere sui loro conti a Bruxelles, un atto fondamentalmente antidemocratico.

Quando la gente capirà che il rischio default è concreto, accetterà tagli e riforme?
Non penso che comprenderanno che non hanno più scelta, crederanno che ci sia una via d’uscita. Perciò ritengo che l’unico modo di uscire dalla crisi è un default. La Grecia lo ha già fatto, ma altri Paesi europei la seguiranno e solo allora la gente inizierà a capire che, anche se vuole mantenere l’età pensionabile e il welfare ai livelli odierni, non ci sono più i soldi per farlo.

Chi farà default dopo la Grecia?
L’Italia sicuramente, il Belgio, l’Irlanda. Sulla Francia pende un grande punto interrogativo ed è per questo che le agenzie di rating hanno preso di mira Parigi. Ribadisco, non è una questione di volontà di pagare il debito, ma di capacità di farlo.

Lei di recente ha parlato di alte probabilità di uscita della Germania dall’euro. Circolano voci di presse pronte a stampare i “nuovi marchi”. Cosa c’è di vero?
Sarò super trasparente in quello che affermerò ora. La Germania è già in questo momento completamente pronta a ritornare al marco tedesco e penso che i marchi siano già stati stampati. Non ha ancora preso la decisione, che sarà molto sofferta, di uscire dall’euro, ma teme di essere forzata a farlo dalle circostanze. E, sia chiaro, sarà una mossa che non prenderà con leggerezza, ma alla fine la scelta per Berlino è una permanente instabilità dei prezzi oppure un temporaneo apprezzamento della moneta. Tra le due opzioni, sceglierà la seconda.

Perché?
Se la Bce inizia a stampare moneta, ed è una possibilità, ciò significa inflazione. E la Germania non può accettarlo per motivi storici. Non è un’opzione contemplabile. In un certo senso, sarebbe come tornare al 1923 e i tedeschi sanno qual è il risultato finale del dire «stampiamo ancora un po’ di moneta» per risolvere il problema del debito: enorme inflazione. Il resto del mondo non ha paura dell’inflazione, ma per i tedeschi la paura è talmente profonda che diranno sempre «non si può stampare moneta». Se la Bce farà la mossa, Berlino dovrà andarsene dall’Eurozona.

Se altri Paesi europei seguissero invece la via greca del default e la Bce non fosse costretta a stampare moneta?
Allora quegli Stati farebbero default e ciò creerebbe un caos finanziario che danneggerà le loro economie. Vediamola così: se la Grecia dovesse pagare solo il 50% o il 20% dei suoi debiti, perché gli italiani o chiunque altro dovrebbe accettare di pagarne il 100%?

Sembra che lei non veda alcuna soluzione per salvare l’Europa?
Non c’è soluzione, qualcuno deve uscire dall’euro. Se sarà un Paese mediterraneo che se ne porterà dietro altri, la Germania non sarà forzata a farlo, ma se nessuno prende questa decisione, Berlino si muoverà. Non penso che sia più possibile che tutti i membri dell’Eurozona continuino a farne parte, anche se nessuno vuole affrontare ancora questa possibilità. Inoltre, non c’è nessuno – né la Cina, né gli Usa, né l’Fmi – che staccherà più assegni.

L’ipotesi che lei fa va letta sul breve o sul lungo periodo?
Buona domanda. È come una corsa di cavalli, difficile dire chi sarà il primo perché questa volta nessuno vuole esserlo. Le circostanze provocheranno il risultato. Al momento, i Paesi del sud Europa godono della capacità di chiedere prestiti, praticamente senza interessi, alla Bce, e ciò mantiene la situazione sotto controllo. Ma se si abbandonasse l’euro, i tassi schizzerebbero alle stelle e ci sarebbe un incubo logistico per reintrodurre le dracme o le lire. I governi dell’Europa meridionale pensano che sia meglio rimanere nell’Eurozona, ma ciò crea un problema per la Germania. Per questa ragione, credo che Merkel abbia detto settimane fa a Sarkozy che Berlino lascerà l’Euro se nessun altro lo farà. È per questo che Sarkozy parla di “Europa a doppia velocità”, sa che la Germania non può rimanere in una situazione del genere.

Torniamo allo scenario di Berlino fuori dall’euro. Cosa succederà all’Italia?
Nessuno lo sa, non ci sono piani A e piani B, ma provo a immaginarlo. Dal 1945, in 79 casi dei Paesi sono usciti da un’unione monetaria, come l’Area del franco francese. E penso che ci sia la possibilità di uscire temporaneamente dall’euro, giustificando la decisione col fatto che la moneta unica, nella sua costruzione attuale, non funziona. E affermando l’impegno a fare degli aggiustamenti e a lavorare insieme a una nuova versione dell’euro. In più, l’Ue non è la stessa cosa dell’euro. Immaginiamola come una casa di mattoni. In un angolo, alcuni non sono solidi e forse possiamo rinforzare l’edificio, con un nuovo trattato Ue, riparare i pezzi che non reggono e mettere qualcosa al loro posto. La nuova moneta sarebbe più solida.

Un’ultima cosa: in Italia, quando qualcuno parla di collasso dell’euro, viene tacciato di essere un euroscettico.
“Non lo sono affatto. Sto dicendo che l’Ue sopravvivrà e che sarà più forte, quando tutti si impegneranno a essere più seri sul budget. Ma non riesco a immaginare gli italiani, per esempio, attibuire potere sui propri conti a Bruxelles, a qualcuno che non hanno votato e che non conoscono. In pratica, ci sarà più impegno verso politiche fiscali adeguate, ottima cosa, ma non abbastanza per risolvere il problema. Almeno finché non dicono al mondo: «Pagheremo tutto, ma come la Grecia, un po’ più tardi, un po’ di meno”.

 

FONTE: stefanogiantin.net