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Politica

IL SEXY “VIZIETTO” DI RITA MORICONI FINITO A RIMBORSO

IL SEXY “VIZIETTO” DI RITA MORICONI FINITO A RIMBORSO
novembre 13
08:23 2014

Rosario Genovese (ex Psi, candidato alle precedenti elezioni regionali e primo dei non eletti), si è presentato ieri mattina in Procura a Bologna per una spontanea testimonianza in relazione all’acquisto del vibratore che è rendicontato in nota spese da Rita Moriconi, socialista in quota Pd.

Genovese avrebbe voluto assumersi la paternità dell’acquisto. “Effettivamente questa mattina – ha detto il procuratore aggiunto e portavoce della Procura, Valter Giovanninisi è presentato un uomo che ha chiesto di essere sentito come testimone dai Pm Morena Plazzi e Antonella Scandellari. Essendo i magistrati impegnati, ha lasciato un recapito e verrà ricontattato dalla Procura”.

Dagli atti dell’inchiesta risulta che Genovese avrebbe beneficiato tra l’agosto 2010 e l’ottobre 2011 di una cifra vicina ai 70.000 euro di consulenze per il gruppo Pd.

La somma farebbe parte del totale delle consulenze per cui la Procura – a causa dei poco chiari appoggi giustificativi – chiede conto all’allora capogruppo in Regione del partito, Marco Monari. Una delle ipotesi al vaglio dei magistrati è che le consulenze in generale possano essere state una sorta di ‘compensazione’ per chi non riuscì ad essere eletto. 

Il comunicato di Genovese

Un regalo-scherzo per un amico, finito per sbaglio a rimborso: un “grave, gravissimo errore“. Così Rosario Genovese, ex collaboratore di Rita Moriconi, ammette la paternità dell’acquisto del sex toy finito tra i rimborsi chiesti dalla consigliera regionale al gruppo Pd. Questa  mattina, scrive Genovese in una nota, “mi sono recato presso la Procura della Repubblica di Bologna, per rilasciare una dichiarazione spontanea ai magistrati che seguono l’indagine sulle spese dei consiglieri regionali dell’Emilia Romagna per chiarire una determinata spesa contestata alla consigliera regionale Rita Moriconi, ovvero il suo presunto acquisto di materiale presso un sexy shop di Reggio Emilia su cui tanto si è parlato e che ha messo in cattiva luce la reputazione della stessa”.

Purtroppo, prosegue Genovese, “la dichiarazione non l’ho potuta effettuare perché i magistrati competenti, non avendo io avvertito della mia intenzione prima, erano impegnati in altre attività, quindi spero di essere sentito il più presto possibile per chiarire”.

Lo scontrino “di cui si parla è stato pagato con il mio bancomat, sono io che ho effettuato quella spesa, per me”. Genovese dice di essere uscito allo scoperto perché ho “rispetto della consigliera Rita Moriconi, ho rispetto delle istituzioni tutte, oltre che grande rispetto della magistratura che fa il suo compito che la legge gli affida”.

La spesa, ripete l’ex collaboratore, è “mia personale, fatta per acquistare oggetti atti al confezionamento di un regalo-scherzo per un amico che di lì a poco avrebbe compiuto gli anni, quindi non riferibile a spesa che io possa avere fatto mentre ero in missione o per attività legate alla mia attività di collaboratore del gruppo consigliare Pd e della stessa consigliera Moriconi”.

La”mia attività di collaboratore del gruppo mi ha portato a sostenere delle spese inerenti alle missioni e compiti affidatimi che io presentavo con relativi scontrini per richiesta di rimborso”. Insomma, confessa Genovese, “ho commesso il grave, gravissimo, errore in quel frangente, che mi ha visto predisporre le pezze giustificative delle richieste di rimborso relative alla attività della consigliera Rita Moriconi, che affiancavo in quel periodo, di non accorgermi che incautamente e non volutamente anche lo scontrino incriminato era rimasto in quelli presentati”. L’uomo si dice “certo di avere commesso un errore materiale, in quanto,mai e poi mai avrei chiesto un rimborso per una spesa personale e soprattutto riferibile a materialedi quel tipo”. Genovese assicura anche che Moriconi “non poteva saperlo”. Infine, “ribadirò tutto alla magistratura, in quanto credo che quando si commette un errore sia corretto ammetterlo e spiegare cosa è successo, ho fiducia nella magistratura,spero si possa appurare che è stato un errore materiale, non intenzionale ed attenderò con fiducia cosa la magistratura deciderà in merito”.

Chi è Rosario Genovese.

Originario di Salerno ma reggiano d’adozione, 41 anni, un passato politico prima alla guida della Federazione della sinistra giovanile e poi nel partito socialista, dove ha ricoperto l’incarico di segretario provinciale a Reggio.

Oggi è membro della segreteria regionale e della direzione nazionale del partito del Garofano. E’ questo il profilo di Rosario Genovese, l’ex collaboratore della consigliera regionale Rita Moriconi (socialista eletta in quota Pd), che oggi- al culmine di tre giorni di tensione nello staff della consigliera indagata per peculato- ha ammesso come proprio l’acquisto del sex toy attribuito dalla Procura di Bologna alla consigliera nell’ambito dell”inchiesta sulle spese pazze di viale Aldo Moro.

Genovese, che ha lavorato per la Moriconi dal 2010 al 2013, fu uno dei più attivi sostenitori reggiani del suo inserimento nel listino Errani della socialista reggiana, poi eletta nel 2010 in Regione. In seguito, Genovese dopo aver lavorato al colosso cooperativo Ccpl (come del resto la consigliera regionale, che è tuttora in aspettativa) divenne un collaboratore di Moriconi in viale Aldo Moro.

Genovese attualmente è  consulente per un’azienda reggiana.

FONTE: radiocittadelcapo