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Cronaca

INCHIESTA MAFIA CAPITALE: Soldi anche al sindaco Marino

INCHIESTA MAFIA CAPITALE: Soldi anche al sindaco Marino
dicembre 04
10:21 2014

L’inchiesta Mondo di mezzo sulla Mafia Capitale fa crollare il Pd romano sotto il peso del “Cupolone“: ha scoperchiato quel calderone malsano di intrallazzi, affari bipartisan, connivenze e corruzione che vede protagonisti criminalità nera e rossa, imprenditori e politici compiacenti. E tra i cento indagati non c’è solo l’ex sindaco di destra Gianni Alemanno, ma pure pezzi grossi dei democratici della capitale. Per questo Matteo Renzi, che si è detto “sconvolto”, ha imposto, a detta sua, al segretario locale Lionello Cosentino di farsi da parte, commissariando il partito e affidandolo al presidente nazionale Matteo Orfini.

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Soldi a Marino e “primarie truccate”

L’impresa è difficile: ripulire il Pd romano da capi-corrente e cacicchi-acchiappavoti in grado di inquinare la stessa vita interna dell’organizzazione.

“I rischi aumentano – spiega Tommaso Giuntella, presidente del Pd romano -. Alle nostre sono andati a votare un sacco di fascisti“.

L’ex assessore di Veltroni Roberto Morassut a Repubblica dice che le primarie “sono tutte pilotate. Vanno a votare gli immigrati guidati dai cacicchi locali e gli immigrati votati un tanto al voto”. E Marianna Madia già nel giugno 2013 parlava di “associazioni a delinquere” a proposito dei gruppi di potere interni al partito.

A riascoltarle oggi, queste parole sembrano una conferma di realtà conosciute a tanti da tempo, ma che nessuno dentro al Pd ha davvero combattuto, forse per non pestare i piedi agli amici e a chi assicura voti.

Non è un caso che dalle carte dell’inchiesta condotta dai pm Giuseppe Cascini, Paolo Ielo e Luca Tescaroli emergano anche ombre proprio sulle primarie del Pd (Salvatore Buzzi, a capo della coop rossa 29 giugno e braccio destro imprenditoriale del boss Massimo Carminati si vantava al telefono: “Ne ho 3 del Pd“) e sulla elezione stessa di Ignazio Marino.

Proprio dalle Coop di Buzzi sono arrivati 30mila euro di finanziamenti per il sindaco Marino prima delle Comunali, 10mila euro dalla coop 29 giugno e 20mila dal Consorzio Eriches 29.

Comune a rischio scioglimento

Il rischio di scioglimento del Comune di Roma per infiltrazione mafiosa è concreto e doveroso.

Il sospetto degli inquirenti è che quei soldi (c’è un vero e proprio tariffario, un “Libro nero” in cui Buzzi annotava i soldi da pagare ai politici compiacenti) facciano parte di una rete molto, molto più ampia di elargizioni partite dalla “cupola” per garantirsi appoggi e amicizie politiche ad altissimo livello. E mentre Alemanno fa mea culpa (“Se è tutto vero, ho sbagliato, mi sono fidato delle persone sbagliate”), l’inchiesta potrebbe virare ancora più in alto, alla Pisana sede della Regione Lazio.

Tariffario dei politci

Per garantirsi gli appoggi pesanti dei politici (funzionari pubblici, assessori, ex vice-capigabinetto di sindaci) in grado di pilotare appalti milionari e assunzioni a favore dei gruppi e degli uomini della cupola criminale, Carminati e Buzzi pagavano fior di euro.

Stando a quanto appuntato nel libro nero, Franco Panzironi, ex amministratore delegato di Ama (l’azienda municipalizzata che cura la gestione dei rifiuti), chiedeva 15mila euro al mese più 120mila euro una tantum (per aver pilotato una gara da 5 milioni in favore di Buzzi, e sottolinea Repubblica che la stecca è fissa per tutti al 2,5% del valore dell’appalto) e la rasatura del prato di casa. “M’ha prosciugato tutti i soldi, oh“, si lamentava Buzzi con Carminati nelle intercettazioni in mano agli inquirenti.

Panzironi, per la cronaca, è l’unico tra indagati ed arrestati ad aver contestato le accuse rivoltegli dai magistrati durante i primi interrogatori. Tutti gli altri hanno scelto di fare scena muta.

Assunzioni e cene pagate

A Luca Odevaine, ex vice-capogabinetto dell’allora sindaco Walter Veltroni e oggi funzionario della Provincia, andavano 5mila euro al mese (avrebbe orientato le decisioni del Tavolo di coordinamento nazionale sull’accoglienza di immigrati, il vero business del clan a detta dello stesso Buzzi). A Mario Schinà (ex dirigente del Comune) 1.500 euro al mese, 1.000 euro invece per Enrico Figurelli (il tramite tra Buzzi e Mirko Coratti, presidente Pd dell’assemblea comunale). Bustarelle e compensi una tantum ammontano a 320mila euro, tra cui i 10mila chiesti dal consigliere regionale del Pd Eugenio Patanè, i 25mila euro una tantum di Claudio Turella (del Servizio giardini del Comune). E ancora le richieste “non in denaro”, come l’assunzione di quattro uomini vicini al consigliere del Pdl Luca Gramazio, per cui Buzzi si è interessato in prima persona, oppure i 75mila euro in cene elettorali pagati per il sindaco Gianni Alemanno.

Al telefono con Carminati, Buzzi traccia il quadro dei possibili appoggi dentro le maggioranze del Pd: “Se vinceva Alemanno ce l’avevamo tutti comprati. E mo vedemo Marino, poi ce pigliamo e misure tramite Luigi Neri (vicesindaco di Sel, ndr)”. E quindi il tentativo di avvicinarsi al caposegreteria di Marino, Mattia Stella (“Dobbiamo valorizzarlo e legà di più a noi”, sottolinea Buzzi).

Nel mirino anche la Regione

Anche per questo la lobby guidata da Carminati e Buzzi avrebbe cercato agganci proprio alla Pisana, mettendo a libro paga uno del Pd in Regione. Intanto al Campidoglio tremano tutti. Perché in tanti avevano rapporti con Buzzi, uomo fortissimo delle coop rosse della Capitale.

E basterebbe una sua mezza parola nelle intercettazioni al vaglio degli inquirenti per finire sul registro degli indagati.

 

FONTE: liberoquotidiano.it