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La fine degli Stati Europei

La fine degli Stati Europei
ottobre 02
22:14 2014

Lo scorso 18 settembre tutto il mondo ha tenuto gli occhi sulla Scozia ed ha atteso (con un po di ansia) l’esito di un referendum che nei giorni precedenti la consultazione popolare,sembrava tutt’altro che scontato. Alla fine,con un margine non insignificante,ma nemmeno eccessivo,il partito unionista ha avuto la maglio e la Scozia oggi continua a far parte del Regno Unito.
Tuttavia,quello scozzese non rappresenta affatto un caso isolato all’interno di un quadro europeo tutt’altro che statico,come dimostra il fatto che il Presidente della regione autonoma della Catalogna,Artur Mas,ha da poco annunciato un referendum per l’indipendenza della sua regione dalla Spagna per il prossimo 9 novembre (anche se il referendum è già stato bloccato dalla Corte costituzionale spagnola).

Ma questi non sono che i casi più eclatanti di un processo che appare irreversibile. Infatti,nel vecchio continente di movimenti indipendentisti o separatisti se ne contano a decine e nonostante le resistenze degli Stati,questa tendenza sembra confermare quel processo che da molti anni gli storici osservano e che indicano con la fine degli Stati e del concetto di Stato-Nazione. Innanzi tutto bisogna specificare cosa si intende per Stato-nazione.Il concetto di Stato-nazione nasce alla fine della Guerra dei Cento anni (1453) e si riferisce all’identificazione dello Stato,inteso come entità politica,con una comunità culturale e/o etnica omogenea.Esempi tipici di Stato-nazione sono l’Inghilterra e la Francia.

Così,dalla fine del 400 si è assistito a questo processo che ha portato l’Europa a essere quell’insieme di Stati che è oggi e che pian piano sembra che si stia sgretolando. Se tutto ciò può sembrare antistorico e contraddittorio,in realtà questo processo di disfacimento degli Stati-nazione potrebbe anche ritenersi naturale e necessario. Infatti,gli Stati come li conosciamo oggi non sempre si identificano con un’unica comunità etnico/culturale,anzi spesso ci troviamo di fronte a Stati in cui sono presente una o più minoranze etnico/culturali.

L’esempio più lampante è quello della Svizzera dove sono presenti ben 4 lingue ufficiali,ma anche il Belgio si trova in una situazione simile con 3 importanti gruppi linguistici differenti.In Francia da sempre i corsi si battono per l’indipendenza della loro isola e in Slovacchia sono presenti delle minoranze ungheresi,così come in Ungheria sono presenti delle minoranze slovacche.In Romania,è presente un movimento di lungo corso che da sempre si batte per l’indipendenza della Transilvania e se ci si riflette l’Italia come la conosciamo oggi ha meno di 200 anni.

Poi ci sono anche casi in cui si le spinte separatiste hanno portato alla nascita di Stati de facto indipendenti,seppur non riconosciuti a livello internazionale,come la Transnistria in Moldavia o l’Ossezia del Sud e l’Abcasia in Georgia. Emblematica è anche la situazione in Ucraina,dove le popolazioni russofone si stanno battendo da molti mesi nell’est del paese,per sottrarsi al controllo di Kiev (anche se in questo caso,sembrano evidenti le ingerenze straniere nell’evolversi del conflitto).

Questo processo di disfacimento degli Stati potrebbe sembrare in contraddizione con quello di integrazione che ha portate alla nascita del’Unione Europea,in realtà invece questi sono due processi concatenati.Infatti,la continua cessazione di poteri da parte degli Stati all’Unione Europea,significa anche un loro sostanziale indebolimento,che a sua volta significa una minore dipendenza delle regioni dagli stati centrali.Per quanto gli Stati siano riusciti negli ultimi 600 anni ad imporre la propria sovranità su determinati territori,essi non sono riusciti ad imporre quel sentimento di appartenenza che è invece proprio dei popoli e delle nazioni,un sentimento dovuto alla condivisione di una lingua,di una cultura,di una religione,di usi e tradizioni,e non certo di un sovrano,di una bandiera o di una moneta.