Notizialibera.it il primo blog di informazione libera sul web

Politica

RENZI DALLA LEOPOLDA: “Il lavoro fisso non esiste più”

RENZI DALLA LEOPOLDA: “Il lavoro fisso non esiste più”
ottobre 26
18:46 2014

Tante parole, quelle di Matteo Renzi alla Leopolda che attacca chiunque non creda nel suo progetto per “salvare” l’Italia.

Per anni ci siamo divisi in modo profondo tra chi voleva combattere il precariato organizzando manifestazioni, e chi voleva farlo organizzando convegni: ma il precariato si combatte innanzitutto cambiando la mentalità delle nostre imprese, e le regole del gioco“. Lo ha affermato Matteo Renzi, dal palco della Leopolda, aggiungendo che “ormai il posto fisso non esiste più”.

Renzi non sembra aver paura, non indietreggia sull’articolo 18, anzi incalza: “E’ una regola degli anni Settanta che la sinistra allora non aveva nemmeno votato, siamo nel 2014 è come prendere un Iphone e dire dove metto il gettone? Come prendere una macchina fotografica digitale e provare a metterci il rullino. E’ finita l’Italia del rullino”

Alla Leopolda tre giorni di incontri e tavoli di idee, fra magliette anti-gufi (l’ossessione di “quelli che dicono che non ci si fa”, atteggiamento tipico, dice il premier, “di una parte del ceto intellettuale“) e la tensione che sale nella consapevolezza di una distanza, fra chi sta in questa vecchia ex stazione e chi ha affollato la piazza di ieri, riferito alla manifestazione della Cgil contro il Jobs act a Roma.

RIFORME
“Non stiamo facendo le riforme perché ormai ci eravamo impegnati, ma perché c’è una guerra da combattere, quella contro chi non crede che l’Italia ce la farà”.
Queste alcune delle parole del premier intervenendo alla Leopolda e facendo l’esempio “dei meeting dei pensionati che guardano i cantieri e scuotono al testa” che è “l’atteggiamento tipico di una parte del ceto intellettuale che esiste in Italia, che adesso sarà molto offeso dal riferimento del cantiere”. “Mi voglio scusare con loro – ha poi aggiunto sorridendo – con i pensionati del cantiere…”.

GOVERNO
“Mi son reso conto che tutta questa straordinaria esperienza rischia di essere bellezza fine a sé stessa se la sfida del governo non diventa una sfida collettiva. In pochi mesi siamo chiamati a fare quello che a altri è stato chiesto per tanti anni. Abbiamo una salita con il 13 per cento di pendenza, ci saranno difficoltà, fuori piove fa freddo, c’è chi non aspetta altro che cadiamo e quelli con la solita faccia che non vedono l’ora di vedere il nostro fallimento”. Così Matteo Renzi dal palco della Leopolda.

Poi attacca Rosy Bindi che aveva definito “imbarazzante” la Leopolda: “Non saremo un partito di reduci e non permetteremo a quella classe dirigente di riprendersi il Pd per riportarlo dal 41 al 25 per cento

Dice che “il posto fisso non c’è più“, che “bisogna cambiare il Paese” e il mondo del lavoro.

Rivendica per l’Italia un ruolo di primo piano in Europa. Chiede un lungo applauso per il presidente Giorgio Napolitano: “Quando si sentono tante menzogne nei confronti del nostro Presidente della Repubblica, credo sia doveroso che l’Italia per bene faccia sentire tutto l’affetto”. Un’ora e passa di un discorso che non leviga le parole, non smussa gli angoli contro la vecchia guardia del Pd e contro la Cgil. Nessuna mediazione, sembra tornato il Renzi “rottamatore“.

Matteo Renzi, un illusionista cresciuto all’ombra del berlusconismo, di cui ha appreso che la finanza creativa, accomunata alla battuta pronta, è sempre comunque un bel viatico per il successo, peccato che per il Paese non valga la stessa cosa.