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Politica

RIFORMA LAVORO: Domani giornata decisiva

RIFORMA LAVORO: Domani giornata decisiva
settembre 28
15:46 2014

Mancano poche ore per trovare un accordo e una sintesi sulla riforma del lavoro.

Giornata importante quella di domani,dove si deciderà con due riunioni chiave: quella della direzione del Pd e quella della segreteria unitaria di Cgil, Cisl e Uil.

Renzi, dice, di essere intenzionato a tirare dritto: «Io non sono un massone, sono un boy scout. La verità è che io non omaggio certi poteri e questa è la reazione», spiega in un’intervista a Repubblica.

Ma al di là delle polemiche politiche, il punto cruciale resta l’articolo 18  e su questo il premier conferma la sua linea: «Il reintegro può restare, ma solo per casi di discriminazione».

Spiega Carlo Bertini, con i margini di mediazione ridotti quasi a zero, salgono le quotazioni di un’ipotesi energica e dura, quella di mettere la fiducia sul testo del governo, ma molto dipenderà da cosa accadrà lunedì la Direzione.

Una fiducia che potrebbe convenire politicamente ad entrambe le parti, a Renzi e ai suoi oppositori interni del Pd: il premier non solo la userebbe, come spiega un dirigente del partito, «per far vedere all’Europa e di aver piegato le resistenze dimostrando di avere forza di fare le cose più innovative» ma anche per provare a ricompattare  la maggioranza,prevenendo eventuali influenze di Forza Italia, che al Senato sarebbe costretta a votare no.

Oltretutto,i dissidenti del Pd, potrebbero, a quel punto, votare a favore solo perché costretti, pur tenendo il punto.

LE POSIZIONI NELLE FILE DEL PARTITO DEMOCRATICO 

La minoranza Pd non si arrende. «L’articolo 18 lo hanno anche in Germania, ne stiamo facendo una questione di ideologia», attacca Bersani, secondo cui c’è il rischio di «smottamenti a destra».

Pippo Civati ha adombrato il rischio scissione nel partito («è un rischio se Renzi non si rende conto che è stato eletto per difendere l’articolo 18 non certo per abolirlo»), ma l’ex segretario frena: «Assolutamente, la escludo in premessa: non esiste proprio. Chi ha la responsabilità di dirigere deve trovare una sintesi».

I frondisti aspettano di capire quale sarà la linea ufficiale che sceglierà l’inquilino di Palazzo Chigi, ma allo stesso tempo – fanno sapere fuori taccuino – sono pronti a votare no alla relazione del premier e segretario Pd qualora sul Jobs act Renzi decidesse di tirare diritto senza fare concessioni. Dalle colonne del Corriere della Sera arrivano le bordate di D’Alema che, parlando di vecchia guardia osserva:

«L’unica vecchia guardia con cui Renzi interloquisce è quella rappresentata dal centrodestra di Berlusconi e Verdini».

I DUE NODI  

Due i capitoli chiave sui quali le varie anime Dem attendono aperture: quella dell’articolo 18 e quella delle risorse da destinare ai nuovi ammortizzatori sociali. Il clima è teso, e c’è chi sta anche pensando, proprio sul fronte degli ammortizzatori sociali, di preparare un documento da portare in direzione nel quale chiedere di allineare l’esame della riforma del mercato del lavoro a quella della legge di stabilità, che dovrebbe essere il veicolo dove mettere nero su bianco i soldi da utilizzare per le nuove tutele promesse dal governo. L’ipotesi del documento sarebbe al vaglio di esponenti delle diverse anime della minoranza, da Francesco Boccia a Pippo Civati e Stefano Fassina ai cuperliani, mentre i bersaniani hanno subito manifestato una certa freddezza. L’idea di legare riforma del lavoro e legge di stabilità è la stessa parte già contenuta in un emendamento presentato per l’Aula e firmato da tutti e otto i componenti del Pd in commissione Lavoro al Senato; ma a differenza dell’emendamento , il documento su cui si sta ragionando avrebbe l’effetto di far slittare l’esame del pacchetto lavoro a dopo il via libera alla Finanziaria.

I TENTATIVI DI MEDIAZIONE 

«Faccio appello al premier e segretario del Pd – insiste comunque Gianni Cuperlo, leader della sinistradem – perché, nelle prossime ore, assuma una posizione coerente col profilo della principale forza del progressismo e del socialismo europeo». All’interno del mondo Dem, poi, c’è anche chi, a partire dai giovani turchi, è da giorni su posizioni invece più dialoganti e non nasconde, ad esempio, di apprezzare i tentativi di Sergio Chiamparino che vorrebbero circoscrivere il diritto di essere reintegrati da parte dei lavoratori ai soli casi di discriminazione, lasciando a un arbitro scelto dall’impresa e dal sindacato la valutazione dell’indennizzo per tutti gli altri casi. «Se qualcuno – taglia corto però il presidente della commissione Lavoro di Montecitorio Cesare Damiano – pensa che la soluzione sia mantenere la reintegra solo per il licenziamento discriminatorio dice una banalità» perché questo diritto è universalmente riconosciuto.

LANDINI ALL’ATTACCO 

Dopo la minaccia di Susanna Camusso arriva anche la presa di posizione di Maurizio Landini, leader Fiom: «Se uno pensa che decide lui o che decide all’interno di un partito per tutta Italia deve sapere che così facendo parte lo sciopero generale», il messaggio rivolto a Renzi.

Perchè «non c’è un illuminato o folgorato sulla via di Damasco che cambia il Paese da sera a mattina», ha aggiunto.

«Il Pd può decidere quello che vuole, Renzi può pensare di fare decidere al Parlamento queste leggi folli sul lavoro», ma, avverte Landini, «deve sapere che noi come sindacato non ci fermiamo. Di fronte a leggi sbagliate, ricette vecchie, ci siamo stancati: basta continuare a dire che il problema dell’Italia è che i lavoratori hanno troppi diritti. È vero il contrario».

 L’AFFONDO DI RENZI  

Da Grillo è arrivato l’affondo a Renzi, sul tema del lavoro: «Per eliminare il problema della disoccupazione e della mancanza di lavoro, il governo ce la sta mettendo tutta.Per il governo,insomma, la soluzione è semplice, è sufficiente eliminare i lavoratori», si legge in un post dal titolo “Fabbriche cimitero” che riporta come nel 2014 ci siano stati 489 morti in più, +7,1 per cento rispetto al 2013. «In questi giorni il bollettino delle morti sul lavoro (chiamiamole omicidi annunciati per mancanza di applicazione delle norme di sicurezza) è diventato un bollettino di guerra. È uno dei pochi successi di Renzie, un bel +7.1% di morti rispetto all’analogo periodo del 2013. 489 morti ad oggi e lui pensa all’abolizione dell’articolo 18…».

 

FONTE: www.lastampa.it