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Cronaca

RISCHIO TBC IN CARCERE, CONTAGIATO UN POLIZIOTTO PENITENZIARIO

RISCHIO TBC IN CARCERE, CONTAGIATO UN POLIZIOTTO PENITENZIARIO
ottobre 12
15:54 2014

È allerta tubercolosi nel carcere di massima sicurezza di Opera.

Nelle scorse settimane una guardia carceraria ha contratto la Tbc, una malattia altamente contagiosa.

Ora l’agente è ricoverato nel reparto di malattie infettive di un ospedale del Sud Italia, vicino al suo luogo d’origine (l’uomo è stato riavvicinato a casa). Il contagio può avvenire con la saliva, uno starnuto o un colpo di tosse. E per trasmettere l’infezione bastano pochissimi bacilli.

Così dal momento in cui è stata diagnosticata la tubercolosi alla guardia carceraria, sono scattati screening a tappeto. Quelli previsti al momento non comprendono i detenuti, ma gli agenti.

Già 80 i primi test eseguiti, altrettanti sono in calendario per i prossimi giorni. E via via le analisi si estenderanno a tutti i lavoratori dell’istituto penitenziario che possono essere venuti a contatto con il malato. Centinaia gli esami in vista. Si tratta del test di Mantoux, un’iniezione sull’avambraccio: a seconda, poi, della reazione della pelle e del suo arrossamento sarà possibile capire se altre guardie si sono ammalate.

Per ora non risultano nuovi contagiati. Solo nei prossimi giorni però il quadro complessivo sarà più chiaro.

Sono già oltre venti, per intanto, i dipendenti del carcere risultati positivi al test. Il 30% di coloro che sono stati visitati a Opera. Ma la positività al test di Mantoux non è indice di malattia né di contagio.

La profilassi prevede ulteriori esami immunologici e radiologici per confermare l’assenza della Tbc. È il motivo per cui le guardie risultate positive alle analisi sono state inviate all’ospedale Niguarda. Qui c’è l’Istituto Villa Marelli, centro regionale di riferimento per la tubercolosi con compiti di sorveglianza epidemiologica, prevenzione e cura.

Lo screening antitubercolosi lo sta svolgendo, nel riserbo più totale, l’Asl di Milano. Opera è la più grande delle 225 prigioni italiane: al suo interno ci sono 1.400 detenuti, di cui 1.300 con condanne definitive superiori ai 5 anni.

Questo carcere , come spiega il ministero di Giustizia, si è sempre caratterizzato per la forte presenza di soggetti appartenenti alla criminalità organizzata e di soggetti affetti da patologie. Non è difficile immaginare, dunque, come l’agente sia rimasto contagiato.

Per i carcerati non è stato finora previsto nessun controllo supplementare: le analisi di routine sono considerate sufficienti per individuare un’eventuale diffusione del contagio.Secondo gli ultimi dati della Società di medicina penitenziaria un carcerato su 5 ha la Tbc (il 21,8%).

La situazione è considerata esplosiva. E la prevenzione è di particolare importanza proprio per evitare la diffusione della malattia, anche al di fuori delle mura carcerarie: i malati che escono dal carcere tornano per strada.

 

FONTE: www.corriere.it