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Cronaca

SVENTATO ATTENTATO A NINO DI MATTEO: Svelato il piano

SVENTATO ATTENTATO A NINO DI MATTEO: Svelato il piano
novembre 13
14:02 2014

È qualcosa di più di un confidente l’uomo che ha svelato i piani di morte contro il magistrato palermitano. È un pezzo grosso della nuova mafia. Era tutto pronto, ma un blitz mandò all’aria i piani dei boss.

Ha voluto liberarsi di un peso. Un peso diventato insopportabile. E ha raccontato che era tutto pronto per ammazzare il pubblico ministero Nino Di Matteo.

È qualcosa di più di un confidente l’uomo che ha svelato i piani di morte contro il magistrato palermitano. È un pezzo grosso della nuova mafia palermitana e non racconta storie che ha saputo da altri. Ecco perché, oggi più che mai, sale la paura al Palazzo di giustizia di Palermo.

Lo dimostrano le parole di Leonardo Agueci e Vittorio Teresi. Il primo sta svolgendo le mansioni di procuratore capo, il secondo è l’aggiunto che, al fianco di Di Matteo e dei pm Roberto Tartaglia e Francesco Del Bene, rappresenta l’accusa al processo sulla trattativa Stato-mafia. I due aggiunti spiegano “che l’esposizione al rischio del collega – che risulta ora più che mai attuale ed intensa – è costante oggetto della massima attenzione da parte di tutti gli organismi interessati e di questa Procura in particolare, che la sta seguendo in ogni evoluzione con grande apprensione e determinazione”. Una minaccia “intensa ed attuale”, dunque.

Pochi mesi fa era tutto pronto. L’esplosivo era già arrivato in città. Poi, un blitz ha fatto saltare l’agguato, studiato nei minimi dettagli. Prima di ogni possibile e futuro passo l’uomo ha scelto, innazitutto, di liberarsi del peso che aveva dentro. E ha riferito di una vicenda che, inevitabilmente, ha fatto salire l’allarme ad un livello massimo.

Nei mesi scorsi c’erano state altre minacce e inquietanti lettere anonime. In passato il collaboratore di giustizia Stefano Lo Verso aveva ricostruito che nel 2006 la cosca mafiosa di Bagheria voleva alzare il tiro, ma venne stoppata dai vertici di Cosa nostra. L’attentato, allora, doveva avvenire a Santa Flavia, località in cui Di Matteo villeggiava. Di recente dell’episodio ha parlato anche il neo pentito Antonino Zarcone.

È vero, ha detto, c’era chi voleva ammazzare Di Matteo che indagava sulla mafia di quella fetta della provincia palermitana, ma il boss di Bagheria, Pino Scaduto, avrebbe frenato il gesto tanto eclatante quanto controproducente per l’intera organizzazione mafiosa.

Nel luglio 2013 fu la volta della soffiata di un confidente. Cosa nostra, disse, stava organizzando un attentato in città, pianificando le fasi operative: 15 chili di tritolo e un telecomando erano pronti per l’uso.

A rivelarlo era stato un uomo che gravita negli ambienti dei traffici di droga, contigui alla mafia. Perché mafiosa sarebbe la decisione dell’attentato. Il confidente allora non avrebbe fatto nomi, ma le attenzioni si concentrarono sul pubblico ministero Nino Di Matteo.

Ora il nuovo episodio che sposta l’allarme a pochi mesi fa. A raccontarlo non è l’ultimo arrivato, ma uno che ha un ruolo operativo nella Cosa nostra che ha dominato in uno dei più potenti mandamenti mafiosi della città.

Ce n’è abbastanza per fare scattare misure di emergenza. Ancor di più di quelle già attivate per proteggere Di Matteo e gli altri pm. Sta per arrivare un Hummer, un veicolo blindato in dotazione all’esercito americano. Resta un dubbio che non trapela su una vicenda su cui il riserbo è massimo.

Perché Di Matteo è finito nel mirino? C’entra il processo sulla Trattativa oppure sono le indagini trascorse del pubblico ministero ad avere dato fastidio? Chi ha dato il benestare per compiere l’attentato? Probabilmente un numero ristretto di persone, magari in rappresentanza dei più potenti mandamenti della città.

 

FONTE: livesicilia.it